Sfingi senza enigmi ? - Associazione Culturale Galleria Puccini

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Sfingi senza enigmi ?

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SFINGI SENZA ENIGMI ? - PATRIZIA CALOVINI

 
Presso Pinacoteca Civica di Ancona
  18 Giugno – 1 Agosto 2021
  Inizio mostra: Venerdì 18 giugno ore 16. Ingresso gratuito su prenotazione
   Orario giorni successivi: secondo orari Pinacoteca Civica (consigliata prenotazione)

Quando Hegel si approcciò al tema della Sfinge, nella prima metà del 1800, la descrisse come il simbolo dietro tutti i simboli, il simbolo del simbolico. Sarà Edipo a risolvere l’enigma della sfinge di Tebe, «chi è quell’animale che la mattina cammina a quattro zampe, il pomeriggio a due, e la sera a tre?» e, grazie a lui, l’umanità acquisterà l’autocoscienza: quando infatti l’eroe greco risponderà alla fera “l’uomo” sancirà la centralità della figura umana nell’enigma stesso esautorando istantaneamente la Sfinge che, gettatasi nel burrone, morirà.

 
I soggetti della Calovini sono sfingi inconoscibili: non già perché celano dei segreti, piuttosto perché è la loro natura umana e femminile a renderli tali. Gli enigmi che promanano dalle tele non sono che parte integrante dell’universo donna sospeso tra sguardi insondabili, silenzi, solitudini e mistero. La materia pittorica di queste figure muliebri, è stesa da un pennello meticoloso che cura il minimo dettaglio, dal colore del rossetto al vestito all’ultima moda, e con eguale attenzione, le linee pure delle forme derivate dagli studi in grafica pubblicitaria. Un disegno preciso, netto, su una pittura non sempre completamente liscia ma che si fonda su un modellato estremamente abile. Schemi compositivi e soggetti che guardano alla tradizione pittorica rinascimentale, da Piero della Francesca a Pontormo, ma sensibilmente più ricchi di seduzione e intrisi delle sperimentazioni della metafisica del Novecento. Le donne della Calovini, anche quando sono di spalle, non le percepiamo fredde o distanti; sono vive e calamitanti al punto da invitarci a raggiungerle nel loro mondo di olio e pigmenti, prospetticamente omologo al nostro tanto da arrivare ad ingannarci come in un trompe-l'oeil. Le sue donne sono più che dei ritratti, sono l'immagine stessa dei sentimenti e delle emozioni declinate in modelle che sono parti di autocoscienza dell’autrice sottomesse alla volontà del pennello.  

 
Di questo stile inconfondibile è parte integrante l’idea di un tempo sospeso dove tutto può accadere ma mai accade perché ciò che è fissato su tela è una posa, sia essa un passo di tango o un’inquadratura a mezzo busto, che non vuole raccontare di un’impressione momentanea, di un istante fuggevole. Nelle grandi opere delle Calovini si percepisce l’impatto dei sentimenti, delle emozioni che sono eternate da sottili, impercettibili variazioni che toccano appena la superficie epidermica dei suoi soggetti ma che bastano per colpirci in profondità dove ogni esperienza della nostra vita ha, nostro malgrado, un peso che continuerà a risuonare in noi e nelle scelte della nostra esistenza.   

 
Un gioco di pieni e di vuoti anima la scenografia di pietra quasi mai interrotta dal mondo naturale, eccezion fatta per il mare e le nuvole, che rappresentano la vita nella sua continua mutevolezza e imperscrutabilità. Un dettaglio colpisce: il pavimento di piastrelle bicolore che detta la prospettiva dei piani spaziali, proprio come nel pieno Quattrocento e che poi si traferisce nei grandi close-up realizzati negli ultimi mesi, per segnare invece il tempo che è passato, che ha consumato e mutato il mondo intorno a noi e, conseguentemente, anche noi stessi.   

 
In queste donne, contraddittorie e variegate al punto da mostrarsi doppie quando attanagliate da un conflitto interiore plasmato tra indecisione e dolore, riverbera il moto verso il desiderio di una propria identità. Sono sineddoche e insieme sunto dell’animo femminile, un compendio di intimi sentimenti e un’enciclopedia della donna moderna.

 
Nicoletta Rosetti

Il filo d’acciaio

 
In uno degli snodi tra antico e contemporaneo che caratterizzano la Pinacoteca di Ancona si affaccia un dipinto silenzioso e magnetico. Organizzato come un antico dittico, attira fortemente per le forme nitide e ferme, i colori accesi e sicuri, l’immagine chiara e insieme sottilmente inquietante. E’ l’omaggio che Patrizia Calovini ha voluto offrire ad Ancona: due giovani donne di spalle guardano assorte il panorama della città, fra antichi monumenti e la luce del mare. A prima vista, tutto è semplice, sereno e immediato: eppure, si avverte una sottile, preziosa inquietudine. Solo dopo un primo sguardo ci si accorge che una delle protagoniste sta mostrando il panorama a un busto di marmo, che sembra magicamente prendere vita, entrare in relazione, mentre invece tra le due donne “vere” sembra aprirsi una incolmabile distanza. Passato e presente, realtà e sogno, nella limpida eleganza del disegno: una situazione che ricorda il surrealismo di Delvaux e di Magritte, o anche le atmosfere di elegante malinconia di Jack Vettriano.  
Mentre la Pinacoteca ha avviato un profondo programma di rinnovamento, la nuova esposizione “Sfingi senza enigmi?” propone ora una aggiornata antologica della pittrice, una occasione preziosa per ricominciare a frequentare le sale del museo dopo i lunghi mesi della pandemia: tornano le donne misteriose, di una bellezza curata e pericolosa; tornano i silenzi, i tempi interrotti, i consapevoli omaggi ai maestri del passato con il fiammingo van der Weyden. E il punto interrogativo del titolo resta sospeso, in un dialogo raffinato tra la pittrice i visitatori. Un filo di acciaio, sottile e insieme fortissimo.

 
Stefano Zuffi
Curatore Pinacoteca di Ancona
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