Atlantic Blues - Associazione Culturale Galleria Puccini

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Atlantic Blues

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ATLANTIC BLUES – June Julian

Inaugurazione sabato 7 Settembre 2019 - ore 18.30
Orario:  dal martedì alla domenica 17.30 – 19.30
 
  
  
  
Gli "Atlantic Blues-Paintings from the Edge" celebrano l'oceano in tutto il suo potere e la sua magnificenza e, allo stesso tempo, cantano tristi canzoni sul nostro abusare di esso. Forse osservando questi dipinti potrete udire le onde che si infrangono, annusare la frizzante umidità ed assaporare l'aria salmastra, ma gli insulti ambientali e i cambiamenti climatici sono la cruda contemporanea realtà che convive con questa sublime bellezza.

Blu è il colore della tristezza (in inglese la parola blue significa triste, da cui anche i Blues, le musiche nate come espressione di tristezza. NdT) e gli oceani sono salati come le lacrime.

Spero che voi possiate sentirvi connessi a queste realtà attraverso gli aspetti poetici e affettivi dei dipinti mentre camminiamo insieme, con rispetto e soggezione, lungo il confine che ci separa dall'acqua.

June Julian
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On the water’s edge, sulla riva del mare, è questo il punto d’osservazione dal quale le tele di June Julian, artista newyorkese per la seconda volta ospite della galleria Puccini, ci permettono di contemplare, nella sua più autentica vitalità, l’elemento che ricopre il 71% della superficie terrestre: l’acqua o, per meglio dire, le grandi distese d’acqua salata che chiamiamo oceani e mari.
Sul limitare di questa soglia diventiamo parte della stretta contiguità tra uomo e natura e della loro inscindibile interdipendenza, entrando in sintonia con il focus della ricerca artistica di June, che la rivela strenua difenditrice dell’equilibrio naturale, ad oggi ingiustamente e biecamente alterato dal nostro scriteriato modo di vivere in relazione al pianeta tutto. In questa nuova produzione, non solo le acque marine vanno intese come puro elemento naturale, ma ne va considerata anche l’essenza simbolica di cui sono portatrici: attraverso la loro ramificazione sulla superficie terrestre sono congiunzione tra tutti gli esseri viventi del pianeta, nonché culla della civiltà e suo assioma imprescindibile. Una madre che stiamo avvelenando con la nostra mancanza di cure e con il continuo sversamento di rifiuti che ne fa, a tutti gli effetti, una discarica abusiva ignorata e abbandonata a se stessa.
É a compensazione della nostra scarsa connessione emotiva e emozionale che l’artista priva le distese marine di orizzonte, mescidandole alle nuvole dense: come il “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, lo sguardo dell’autrice e quello dello spettatore, si affacciano su di una natura sublime, che dà spettacolo della sua infinità e potenza. Niente in queste rappresentazioni si attiene alle visioni idilliache, serene e immobili delle marine tradizionali: al posto di quella calma serena e indolente, per lo più costellata da elementi umanizzanti come barche, piccoli approdi, casupole e paesini, qui ci troviamo di fronte al moto autentico e palpitante di un elemento vivo e glorioso in una giornata di vento e dense nubi incombenti.
All’impetuosità degli elementi si aggiungono oggetti ad essi estranei che si disseminano tra i cavalloni ondosi senza mai apparire come realmente avulsi dalla composizione: una tavolozza di colori graduata in piena sintonia con oceano e nuvole permette loro, infatti, di integrarsi in maniera camaleontica, fondendosi nelle pennellate sinuose e reclamando un proprio spazio significante e una cifra estetica. Non si tratta solo di denunciare un problema ormai pienamente comprovato, bensì di rendere evidente che elementi come le microplastic beads sono ormai parte integrante del nostro ambiente marittimo e che residui come quelli plastici si fanno armoniosamente trasportare dalle onde fondendosi con la schiuma. La presenza di una carrozza della metropolitana che si allontana condotta dalla corrente è poi denuncia del programma di affondamento delle stesse nell’Atlantico, un’innaturale contaminazione decretata dal comune di New York all’inizio del 2000, per creare una barriera artificiale per il ripopolamento dei fondali marini.
All’aspetto emotivo si somma quello più prettamente tecnico. In “Data point”  l’aggiunta di una rete superficiale di piccoli punti richiama alla mente l’ambito statistico, intendendo porre in relazione immagine naturale e dati scientifici riguardanti gli allarmanti valori degli indicatori di compromissione del nostro ambiente naturale: produzione di plastica, livello di innalzamento dei mari, riscaldamento globale, acidificazione degli oceani etc.
È quindi facile intuire quanto sia centrale l’ambiguità del titolo in questa personale: Atlantic blues è una denuncia nei confronti delle angoscianti condizioni di inquinamento dei nostri mari, certo, ma soprattutto la condivisione di un profondo sentimento di melanconia dovuto al rapporto asimmetrico e, in ultima analisi, deleterio, tra la nostra specie e la natura che ci circonda. Nel suo Artistic Statement è l’artista stessa a dichiarare che “il blu è il colore della tristezza e l’oceano è salato come le lacrime”.

Nicoletta Rosetti
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Biografia June Julian

June Julian ha trascorso la sua infanzia in un costume da bagno intriso dall’acqua dell’oceano sulla costa orientale degli Stati Uniti. Da quella volta in poi si è immersa in molti altri fluidi/luoghi che spaziano dal deserto alle spiagge marine e dove continua a trovare ispirazione per la sua arte.
Le sue opere affrontano temi umani e ambientali di squilibrio e resistenza, dalla perdita personale a problemi più propriamente ambientali. Questo percorso include mezzi tecnologici per lo studio dell’arte, arte legata al territorio (land art?), progetti Internet e attività in collaborazione con ricerche archeologiche. Come destinataria di due Premi assegnateli per l’International Explorers Club Flag Expedition a svolgere il suo progetto su “Arte, archeologia e cambiamenti climatici nelle Ebridi scozzesi”, ha realizzato numerosi dipinti che hanno portato ad una mostra personale svoltasi la scorsa primavera a New York City.

La sua serie più recente di dipinti, Atlantic Blues - Paintings from the Edge, è stata completata sulle spiagge del New Jersey di fronte all’Oceano Atlantico. Sono una celebrazione della magnificenza degli oceani interconnessi di tutto il mondo, ma anche una critica dell’abuso che gli umani fanno di essi. Nel suo breve video, nudi solitari e sofferenti nel deserto si fondono con l'avanzare dei mari e indicano la fragilità della natura umana di fronte all’impatto del cambiamento climatico.

June Julian ha conseguito la laurea, il master e il dottorato in arte e ha studiato presso l’Università della Pennsylvania e la New York University. È stata docente nelle facoltà di arti visuali della università di New York City, della Ohio University e della University of the Arts in Filadelfia; inoltre è stata la responsabile per la didattica nel Rubin Museum of Himalayan Art in New York City.

È autrice di numerose pubblicazioni nel campo dell'arte e delle tecnologie avanzate per l’educazione all’arte; ha lanciato Art Intendo ™, un'impresa creativa per collaborazioni artistiche in tutto il mondo. Ha esposto i suoi lavori in numerose mostre negli Stati Uniti e all'estero, tra cui Spagna, Italia, Grecia, Scozia e Corea. Ha ricevuto numerosi premi e borse di studio ed è un'attiva sostenitrice della consapevolezza ambientale.


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